IN HER SHOES - Mostra personale di Elisa Garosi - 29.04 // 04.05.2026

IN HER SHOES – Mostra personale di Elisa Garosi

 

Credits

A cura di: Elisa Garosi, Sharon Marini, Marcella Minutillo
Exhibition design e allestimento: Pietro Cusi, Elisa Garosi

La mostra

Informazioni

📍 Alveare Culturale Studio
Via Carlo Imbonati, 12 – Milano
📆 Dal 29 aprile al 4 maggio 2026
🎉 Opening: mercoledì 29 aprile, dalle 18:30 alle 21:30
🎟 Ingresso gratuito, registrazione consigliata
🕒 Orari di apertura: mercoledì–venerdì, 12:00–19:00 // sabato-domenica, 14:00–18:00

1.  “La donna fiore”
Albert Joseph Penot
Olio su tela, 1930 circa
Collezione privata, digitalizzato per il pubblico dominio

In pieno clima Fin de siècle parigino, in cui sensualitĂ  e allegoria si mescolano, la figura umana si fonde con la natura attraverso l’abbigliamento. I suoi vestiti sfoggiano decorazioni simili a foglie che creano l’illusione di un fiore che sboccia, richiamando l’estetica dei boudoir dell’epoca e donando un tocco di leggerezza e fantasia. L’opera racchiude l’essenza di Albert Joseph PĂ©not, artista noto per i suoi nudi femminili, che amava inserire le sue figure in contesti surreali, esoterici, demoniaci o fiabeschi.

2. “Betty Broadbent, La Venere tatuata”
Ray Olsen
Pix Magazine
Fotografia, 4 Aprile 1938
Collezione della Biblioteca Statale del Nuovo Galles del Sud 

Nel 1939, durante un concorso di bellezza all’Esposizione Universale di New York, Betty Broadbent sovvertì i canoni estetici dell’epoca, sfoggiando con fierezza il suo corpo coperto da circa 560 tatuaggi. Betty si era avvicinata a quest’arte giĂ  all’etĂ  di 14 anni e aveva lavorato in diversi circhi. Per Betty, i vestiti non erano altro che un sipario da aprire e chiudere strategicamente sul proprio corpo. Fu una delle prime donne a diventare una tatuatrice economicamente indipendente.

3. “Trucco sulle gambe durante gli anni della guerra”
Servizio offerto da un banco del brand “Liquid stockins” 
Counter per il trucco delle gambe, 1941
Museo Nazionale della Storia Americana

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’intera produzione di nylon venne requisita per far fronte all’impegno bellico (paracadute, tende, corde, ecc.). Conseguentemente, in un’epoca in cui era ancora sconveniente uscire a gambe nude, le calze divennero una merce rara e da mercato nero. Per aggirare il problema, l’industria cosmetica lanciò le prime linee di “calze liquide” o di trucco per le gambe. Non si trattava sempre di operazioni semplici: per raggiungere risultati impeccabili, le donne si aiutavano a vicenda e molti grandi magazzini istituirono dei “leg bar”. Tuttavia, non si trattava di mera vanitĂ : il trucco sulle gambe fu un simbolo di ingegno, comunitĂ , resilienza e creativitĂ  contro le privazioni della guerra.

4. “The Swing Mikado (1938)”
Artisti della Jitterbug Chorus Line di “Swing Mikado”, una versione jazz dell’operetta di Gilbert e Sullivan
Lafayette Theater di Harlem, Federal Theatre Project, 1938
Biblioteca Pubblica di New York

Testimonianza dell’effervescenza culturale del teatro americano alla fine degli anni ’30, la foto ritrae una delle artiste del Jitterbug Chorus Line al Lafayette di Harlem, cuore pulsante dell’intrattenimento newyorkese. Lo spettacolo era una produzione del Federal Theatre Project, il programma del New Deal rooseveltiano ideato per impiegare gli artisti e portare il teatro di qualitĂ  alle masse durante la Grande Depressione. Trasponendo la classica operetta inglese in un’esotica isola del Pacifico, lo spettacolo offrì al pubblico una fuga colorata dalla realtĂ , mentre l’uso del frenetico ballo jitterbug abbattĂ© definitivamente le barriere tra “cultura alta” e “cultura popolare”, decretando il clamoroso successo di questa versione.

5. “La serva dell’harem”
Paul Désiré Trouillebert 
Dipinto a olio, 1874
Museo delle Belle Arti Jules Chéret, Nizza

Sotto il volto una collana preziosa, una cintura cesellata che cinge una vita stretta. Un’ampia gonna scura che crea uno stacco cromatico netto, mani delicate sorreggono il bordo di un vassoio. Tra il polso e l’avambraccio corre una sottile catena, un dettaglio esotico e cupo. Un’allusione ad una sottomissione idealizzata, un elemento delicato indica il gusto oscuro che nutriva l’immaginario orientalista del XIX secolo.

6. “Asso di Quadri”
Casa editrice Exhibit Supply Company
Stampa fotografica stereoscopica
Chicago, 1927
Biblioteca del Congresso, Divisione Stampe e Fotografie, Washington, USA
Questa “Arcade Card” del 1927, prodotta dalla Exhibit Supply Company, fa parte di una serie di ritratti femminili collezionabili distribuiti nei Penny Arcades di Chicago. L’opera, che fonde il tema del gioco d’azzardo con il fascino ammiccante dell’orientalismo, anticipa di circa due decenni il fenomeno delle pin-up e rappresenta una testimonianza precoce della cultura del collezionismo di massa nell’America degli anni Ruggenti.
7. “Peggy Ryan, ballerina e artista”
Jones, David R
Fotografia, data sconosciuta
Dipartimento John Oxley di Brisbane
Biblioteca Statale del Queensland, Australia

Lontana dal male gaze hollywoodiano degli anni ’40, Peggy Ryan fun una ballerina dallo stile esplosivo, atletico e ironico. Spesso in coppia con Donald O’Connor, era una professionista del tip tap e del jive, i loro sketch erano tra i piĂą irriverenti. Peggy Ryan sovvertiva i limiti di ogni guardaroba: le calze a rete perdevano la loro funzione meramente seduttiva, i suoi abiti dovevano permettere performance molto intense e valorizzare la sua muscolatura. Un approccio al corpo come strumento d’arte e di lavoro che divenne la sua ereditĂ , trasmessa fondando compagnie di ballo come le “Ryan’s Rebels”, “TNT’s” e le “Peg’s Legs”.

8. “Donna in abito a righe”
Harper, Alvan S.
Fotografia, Tallahassee, Florida, 1890
Collezione Alvan S. Harper, donne afro americane
Florida Memory, Biblioteca e Archivi di Stato della Florida

Questo ritratto di Alvan S. Harper, fotografo che documentò trasversalmente la societĂ  dell’epoca, testimonia che, nel 1890, farsi ritrarre in uno studio fotografico era un vero e proprio evento formale, un’occasione per mostrare la propria migliore versione. Il raffinato abito a righe tardo-vittoriano, con il suo corpetto attillato, il colletto rialzato e la gonna voluminosa, dimostra che farsi ritrarre con un abbigliamento modesto ma curato nei dettagli era un segno distintivo di uno status sociale raggiunto e da tramandare ai posteri.

9. “Alda, «Il principe Igor»”
Collezione fotografica del Bain News Service
Negativi su vetro, tra il 1920 e il 1925
Biblioteca del Congresso, Divisione Stampe e Fotografie, Washington, USA

Frances Alda, soprano neozelandese, fu per vent’anni l’indiscussa primadonna del Metropolitan Opera di New York. Celebre per la sua purezza vocale e il timbro cristallino, fu pioniera nella registrazione musicale, intuendone da subito il potenziale. A differenza di molte altre dive, che guardavano con sospetto alla registrazione, temendo che “rubasse” l’anima o svelasse molti errori nel canto, Alda abbracciò con entusiasmo la tecnologia, lasciando una delle discografie piĂą complete del primo Novecento. La sua fama, ben presto, non dipendette piĂą dal palcoscenico, ma dalla sua presenza nei salotti delle persone tramite i suoi dischi. In questa foto interpreta la principessa Yaroslavna ne Il principe Igor, incarnando il profondo dolore e la resilienza del popolo russo.

10. “Le ragazze del Nectarine n.9”
Adolfo Farsari
Album Fotografico “Immagini del Giappone”
Stampa alla gelatina d’argento colorata a mano, 1885 circa
Minneapolis Institute of Art

Le donne ritratte sono maiko (apprendiste geisha) o yĹ«jo (prostitute) del bordello Nectarine No. 9 di Yokohama. L’autore è Adolfo Farsari, un avventuriero vicentino che, arrivato in Giappone nel 1873, si appassionò alla fotografia. In pochi anni, Farsari divenne uno dei fotografi piĂą influenti del Giappone, immortalando l’ultimo periodo tradizionale del Paese, alle porte della modernizzazione Meiji.

11. “Giovane donna che fuma”
Keesing, Roger M.
Fotografia, Malaita, Isole Salomone, Settembre, 1979
Collezione Roger M. Keesing
San Diego, Biblioteca dell’UniversitĂ  della California

Tratta da un vasto archivio accademico, l’immagine è opera di Roger M. Keesing, uno dei maggiori antropologi del Novecento. PiĂą che con intento estetico, le sue fotografie nascevano da un approccio immersivo e avevano lo scopo di documentare etnograficamente le popolazioni dell’Oceania. Attraverso lo studio dell’organizzazione sociale, delle lingue e dei culti locali, Keesing ha voluto testimoniare la tenace resistenza di queste comunitĂ  alla cristianizzazione forzata e all’assimilazione coloniale. Lo scatto immortala la vita quotidiana e gli ornamenti tradizionali di un popolo profondamente legato alla propria identitĂ  ancestrale, nonostante le pressioni della modernizzazione.

12. “Le signore Carandini, una delle prime famiglie australiane dedite all’opera”
Charles Hewitt
Fotografia colorata a mano, Sydney, 1875
Moda in Australia: Costumi e abiti per l’Opera, operetta e musica
Collezione della Biblioteca Statale del Nuovo Galles del Sud 

Marie Carandini era un’inglese emigrata in Australia che decise di fondare una compagnia itinerante, trasmettendo alle sue figlie, ritratte in questa foto insieme a lei, l’arte del canto lirico. Queste donne affrontavano viaggi estenuanti per portare la loro arte nei luoghi piĂą remoti, compresi gli accampamenti dei cercatori d’oro. PoichĂ© nell’Ottocento le donne che si esibivano davanti a un pubblico di estranei e migranti erano spesso oggetto di pregiudizio, la famiglia adottò una strategia di marketing brillante: esibirsi e farsi ritrarre sempre con un guardaroba aristocratico. I loro abiti imponenti divennero lo scudo impeccabile che garantì loro rispettabilitĂ  e successo economico.

13. “Donna sdraiata che fuma”
Stampa all’albumina d’argento, da negativo su vetro con colori applicati, datata tra il 1870 e il 1890
Donata da Jennifer e Joseph Duke
The Metropolitan Museum

Nel XIX secolo, una donna che fumava era un’immagine potente: se in Europa poteva essere vista come un segno di dubbia moralitĂ , nel contesto orientalista della fotografia serviva a sottolineare l’alteritĂ  culturale e un certo tipo di edonismo esotico. Il dettaglio del fumo, simbolo di un ozio sensuale e trasgressivo, rispondeva alle fantasie dei viaggiatori europei del “Grand Tour”. Questi scenari e ritratti venivano meticolosamente costruiti in studio.

14. “Ebree tunisine”
Editore Lehnert & Landrock
Cartolina, Tunisi, 1907
Divisione ebraica di Dorot, Ebrei in Africa
Collezione digitale della New York Public Library

Questa cartolina d’epoca ritrae tre figure a Tunisi in abiti tradizionali: una rigida kouffia, un copricapo conico, costituisce la struttura portante del sefsari, un ampio telo di seta drappeggiato che avvolge il corpo femminile arrivando a coprire anche i seroual, pantaloni a sbuffo. L’immagine rappresenta un esempio di fotografia orientalista: un souvenir che immortala i costumi di un altro Paese per soddisfare la curiositĂ  dei viaggiatori occidentali e celebrare il gusto dell’epoca per l’esotico.

“Una donna con un copricapo”
Serge Vargassoff 
Diapositiva su vetro dipinta a mano
Cina, 1917
Collezione del Powerhouse Museum

Questa lastra ritrae una giovane cantante d’opera cinese nei suoi elaborati abiti e accessori tradizionali. La fotografia fa parte di un’ampia collezione realizzata da Serge Vargassoff, un autore che seppe cogliere uno spaccato della Cina pre-comunista e valorizzare le proprie immagini attraverso un utilizzo ricreativo e didattico. Le sue fotografie erano molto ricercate dai viaggiatori dell’epoca.

16. “Giovani donne al loro debutto in società, accompagnate dalle  damigelle più giovani”
Stampa fotografica, colorata a mano, Queensland, Australia, 1948
Biblioteca statale del Queensland, Australia

Questa fotografia immortala un Cotillion, piĂą famoso come debutto in societĂ . Questo rito di passaggio, di origini monarchiche europee, segnava l’ingresso formale nell’etĂ  adulta (o meglio, nell’etĂ  nubile). In assenza di una monarchia, le famiglie adottarono questo rito per favoreggiare l’endogamia, ovvero la pratica di contrarre matrimonio all’interno del proprio gruppo sociale, altamente controllato. L’estetica riflette la formalitĂ  del boom post-bellico: spicca l’abito rosa della debuttante principale, ispirato al New Look di Dior. Le damigelle piĂą piccole partecipano al rito, preparandosi al giorno in cui saranno loro al centro della scena.

17. “Paulette Goddard”
Photoplay Magazine Publishing Company
Foto a colori con firma di Paulette Goddard
Chicago, novembre 1942
Biblioteca del Museo delle Arti Moderne, New York

Questo ritratto, esaltato da una vibrante estetica Technicolor, celebra l’attrice Paulette Goddard, icona hollywoodiana dal forte spirito pragmatico e anticonformista. Resiliente alle logiche dell’epoca, mantenne sempre la sua indipendenza economica dagli studios e dai mariti, tra cui Charlie Chaplin, con cui girò Tempi moderni. Superata la delusione per il mancato ruolo di Rossella O’Hara in Via col vento, si consacrò definitivamente con Donne (1939), un film unico nella storia di Hollywood per il suo cast interamente femminile.

18. “Donne del Daghestan”
Sergej Prokudin-Gorskij
Fotografia, Panorami del Caucaso e della regione del Mar Nero, 1910 circa
Biblioteca del Congresso, Divisione Stampe e Fotografie, Washington, USA

Sergej MichajloviÄŤ Prokudin-Gorskij ottenne il sostegno dello zar Nicola II per creare un imponente archivio visivo che documentasse la varietĂ  e l’ampiezza dell’Impero russo. Installò una camera oscura all’interno di un treno e partì per il suo viaggio. Questa foto ritrae alcune donne del Dagestan, nel Caucaso settentrionale. I tessuti, i copricapi e gli accessori non erano solo dettagli estetici, ma preziosi manufatti culturali e antropologici. Il progetto si protrasse per circa dieci anni, ma rimase incompiuto a causa degli stravolgimenti storici dell’epoca.

19. “If union families don’t look for the union label, who will?”
Sindacato Internazionale delle Lavoratrici dell’Abbigliamento
Poster fotografico, 1965
Collezione di manifesti Yanker
Biblioteca del Congresso, Washington, USA

Manifesto pubblicitario dell’International Ladies’ Garment Workers’ Union, sindacato tessile americano del XX secolo. Presentando l’immagine di donne che controllano le etichette, la campagna mirava a promuovere il consumo etico, invitando a scegliere capi che rispettassero i diritti dei lavoratori. Un gesto semplice trasforma l’acquisto in un atto consapevole, elevandolo a un’ereditĂ  morale e ricordando a chi osserva che la tutela dei diritti è un impegno collettivo che attraversa il tempo, di generazione in generazione.

L’Alveare